Internet In Ufficio

Per tutti costituisce ormai un’irresistibile tentazione: aver a portata di mano il computer aziendale collegato ad internet offre una possibilità di svago e di distrazione da non sottovalutare. Ma oltre che la navigazione in internet c’è anche l’opportunità di utilizzare la posta elettronica per colloquiare con il mondo esterno.

Attenzione però! Connettersi ad internet per scopi personali durante l’orario di lavoro rappresenta un comportamento illecito sotto diversi aspetti e può comportare come conseguenza l’applicabilità di sanzioni anche gravi fino ad arrivare al licenziamento per giusta causa (senza preavviso).

La giurisprudenza ha ormai definitivamente chiarito, con numerose pronunce,  che il lavoratore sorpreso a connettersi ad internet durante l’orario di lavoro, sia per un lungo periodo di tempo continuativo sia ber brevi periodi ripetuti con frequenza, commette un illecito disciplinare, sempre che naturalmente ciò non sia richiesto da necessità connesse allo svolgimento della prestazione lavorativa.

Se vi è unanimità nel valutare come scorretto tale comportamento,  appaiono invece molto diverse le sue conseguenze: si passa da pronunce che ritengono legittima unicamente la sospensione temporanea dal lavoro e dalla retribuzione, ad altre che invece sono arrivate a comminare il licenziamento per giusta causa, ritenendo tale comportamento un rilevante inadempimento degli obblighi contrattuali. Naturalmente sull’entità della sanzione incidono le circostanze che possono aggravare od attenuare un comportamento, che rimane comunque illecito (reiterazione del comportamento scorretto, recidiva, comportamento del lavoratore in generale ecc.). Sottolineo inoltre che costituisce illecito disciplinare non solo trascorre il tempo destinato al lavoro, e come tale retribuito, all’effettivo collegamento per scopi personali ad Internet ma anche quello dedicato a consultare i documenti scaricati, ad installare ed utilizzare le applicazioni scaricate (magari qualche bel videogame). L’uso di strumenti aziendali attuato per svago è stato addirittura equiparato all’uso dei medesimi mezzi per un lavoro estraneo all’attività dell’azienda in violazione dell’obbligo di fedeltà, ma questo sembra veramente eccessivo!

Oltre che perseguibile sul piano disciplinare, il lavoratore può essere ritenuto responsabile dei danni provocati al datore di lavoro: si pensi ai costi della connessione telefonica, ipotesi ormai forse superata dalla larga diffusione di abbonamenti flat, ai danni diretti che possono derivare al datore di lavoro (ad es. attacchi di virus “entrati” durante la navigazione illecita, che danneggino la rete aziendale con conseguente fermo dell’attività) e a quelli indiretti (ad es. calo di rendimento del lavoratore, che può arrivare a ripercuotersi nei rapporti con la clientela/utenza). Si parla, in tale ultima ipotesi di danno “da disservizio” a carico dei dipendenti responsabili di aver impiegato parte dell’orario di lavoro retribuito nella impropria utilizzazione, continua, costante e pervicace, di un bene aziendale – nella specie di uno strumento informatico – al fine di realizzare la illecita installazione di giochi e software non autorizzati e la navigazione su “siti internet” a carattere pornografico, con conseguente duratura interruzione del sistema informatico a causa di un “virus” che ha infettato i sistemi operativi della rete aziendale.

Sottolineo infine la necessità di non lasciare incustodito il proprio computer: qualche collega particolarmente infido potrebbe approfittarne. Si può infatti essere ritenuti responsabili non solo per aver “navigato” personalmente ma anche per aver lasciato incustodita la propria postazione, quando altri ne abbiano approfittato: quindi, mi raccomando, quando lasciate la vostra postazione, bloccate il computer in modo che non sia possibile utilizzarlo se non inserendo la password personale!

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