Storia Del Biglietto Da Visita

La nascita del biglietto da visita si dice risalga ai Cinesi: secondo l’antico cerimoniale, quando una persona doveva presentarsi a un Mandarino doveva farsi annunciare e precedere da un messo che portava una striscia di carta con scritto il nome del visitatore. Si narra che anche Pericle, inviasse alla bella Aspasia un dono accompagnato da fiori e da un biglietto, quest’ultimo sotto forma di tessera di rame.

Comunque, fin dai tempi antichi tutti gli oggetti inviati a mezzo di un corriere erano accompagnati da una lettera o un biglietto con il nome del mittente. Le prime notizie certe risalgono all’Olanda del 1716, quando fu pubblicato un sonetto in cui l’autore parlava del biglietto da visita e ne descriveva l’uso. Infatti, già nel 1715, il biglietto da visita venne introdotto nella elegante società francese.

Originariamente erano dei cartoncini manoscritti, verso il 1750 cominciarono a diffondersi modelli stampati, i primi esemplari col solo nome della persona, i successivi con anche motivi decorativi e stemmi.

Troviamo il biglietto da visita anche nella commedia “Il Cavalier Giocondo” di Goldoni, rappresentata per la prima volta a Venezia nel 1755. Il protagonista, uomo assai mondano, sta scrivendo il suo nome su tanti pezzetti di carta e quando il maestro di casa gli chiede cosa stia facendo, lui risponde: “In visite una volta spendevo tutto il giorno, ora con i biglietti supplisco ad ogni impegno. Ah, i francesi! I francesi hanno il gran bell’ingegno”.

Con il passar del tempo, il biglietto da visita è divenuto un piccolo tesoro di carta da collezionare mentre, nell’uso quotidiano non avere un proprio biglietto da visita da porgere, molte volte ci mette in imbarazzo di fronte a chi ci lascia il proprio.

Il biglietto da visita è ormai parte di molti di noi e ne rispecchia spesso la personalità.

E il vostro?

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